
18GIU26
NEWS & EVENTI
Come si finisce in strada?
Ce lo chiediamo, a volte, passeggiando per il centro, guardando di sottecchi una persona, magari in condizioni di igiene e salute precarie, stesa a terra.
Ce lo chiediamo, ma subito dopo evitiamo accuratamente di pensarci.
Ci diamo una risposta frettolosa, “se la sarà cercata”, giudichiamo, “sicuramente beve o si droga” e ci allontaniamo velocemente, “deve proprio mancare l’amor proprio…”
Ma la verità è più sfumata. In anni di presenza in strada abbiamo scoperto tante cose, ma soprattutto ci siamo resi conto che… può succedere a tutti.
Certo, in strada ci sono persone che hanno avuto una vita difficile fin dall’inizio, persone che “se la sono cercata” con compagnie non raccomandabili e comportamenti al limite, ci sono persone che hanno fatto scelte discutibili e persone malate, ci sono persone che hanno fatto scelte sciocche troppo giovani e persone che sono state irretite per ingenuità.
Ma ci sono anche persone che non hanno fatto, sulla carta, nessuna scelta sbagliata. Laureati, lavoratori, sposati, figli, genitori, fratelli, persone con una vita sociale adeguata.

Quindi, che cosa succede, veramente?
A quelle persone, come noi, che hanno "tutto sotto controllo"?
Che cosa porta un professionista stimato, uno studente, una madre di famiglia, un commerciante, a passare da persona perfettamente integrata nella società a dormire in un fagotto lurido di fianco ai piedi dei passanti, con un vino in cartone in mano?
Sia chiaro, sono generalizzazioni.
Ma accadono, più spesso di quanto crediamo.
Quello che abbiamo notato è che, nella vita delle persone che riteniamo integrate nella società, fortunate e di successo, ci sono dei pilastri, dei punti fermi che le sostengono; sono quattro pilastri principali, che contribuiscono in maniera determinante ad avere una vita stabile.
Il primo pilastro è quello economico. Queste persone hanno un lavoro, un modo di sostentarsi, un patrimonio, oppure qualcuno che le mantiene o le aiuta.
Il secondo pilastro è un’abitazione: un posto in cui trovare riparo, un rifugio caldo in cui riposare e sentirsi al sicuro.
Il terzo pilastro sono le relazioni: una famiglia, o dei cari amici, parenti, ma anche magari una comunità a sostegno, vicini di casa o un’associazione.
Il quarto pilastro è quello della salute, fisica e mentale, e dell’autosufficienza.
Non tutti hanno la fortuna di avere a disposizione queste condizioni.
Tante persone nascono già in condizioni più difficili, in cui non hanno magari a disposizione una famiglia o un tetto sopra la testa.
Ma cosa succede a chi è fortunato da sempre e si scontra contro un ostacolo? Una persona nata in una famiglia con risorse a sufficienza per vivere dignitosamente, in salute, con amici, parenti, un matrimonio e dei figli, una casa propria, un lavoro.
Come arriva da questa situazione al proverbiale cartone?
Solitamente, inizia con il crollo di uno dei pilastri della vita.
Frequentemente, notiamo storie che iniziano con la perdita del lavoro. Da sola, la perdita del lavoro non basta, ma dopo qualche tempo, senza poter pagare l’affitto, si perde anche la casa. E se non si hanno relazioni abbastanza forti che diano un aiuto o qualcuno che possa aiutare, inizia la discesa.
Oppure il pilastro che crolla è quello della salute. Una malattia, che di per sé non farebbe crollare tutto, ma che può portare alla perdita del lavoro e di conseguenza a tutto il resto.
O può avvenire una separazione, un divorzio, che toglie le relazioni della persona e finisce per arrivare alla perdita della casa.
Insomma, si tratta di eventi tutt’altro che rari nella vita di tutti i giorni.
Non è poi così assurdo immaginarsi di arrivare per strada. Se ci pensiamo, basta poco, per trovarsi a vivere a fianco delle 1.641 persone senza dimora di Milano, di cui 601 dormono stabilmente in strada (dati fio.PSD).

Per questo motivo va chiarito il concetto per cui la vita in strada non è una scelta.
Le persone non scelgono liberamente di vivere in condizioni di grave marginalità; piuttosto, si trovano costrette a confrontarsi con un insieme di fattori che progressivamente riducono le loro possibilità di scelta ed autodeterminazione.
Si chiama Grave Emarginazione Sociale (GES) ed è un fenomeno che rappresenta una delle manifestazioni più estreme di esclusione sociale nei Paesi economicamente sviluppati.
Contrastare questo fenomeno non significa soltanto rispondere ai bisogni materiali, ma contribuire a ricostruire legami, fiducia e appartenenza.
Perché nessuno finisce in strada per caso e, allo stesso modo, quasi nessuno può uscirne completamente da solo.
L’impegno quotidiano di Ronda conferma che la relazione rappresenta uno strumento operativo fondamentale: il presupposto di avvio di ogni percorso di aiuto.
Attraverso i servizi e le attività che promuove, l'Associazione si impegna a creare occasioni di incontro, ascolto e accompagnamento, riconoscendo in ciascuna persona che incontra, non la sua condizione di fragilità, bensì la sua dignità, la sua storia e le sue potenzialità.
Ascolto, vicinanza, la costruzione di un rapporto di fiducia e la presenza continuativa rappresentano il primo passo per contrastare l'isolamento e riattivare percorsi di inclusione.
Scopri quello che facciamo con la nostra Unità Mobile, a sostegno di chi vive per strada.
