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Residenza fittizia: il primo passo verso i diritti di cittadinanza

Per molte persone la residenza è un dato scontato: un indirizzo scritto su un documento, il luogo in cui ricevere una lettera, ciò che consente di richiedere una carta d’identità ed ottenere un medico.

Per chi vive una condizione di grave emarginazione, invece, la residenza rappresenta molto di più: permette di cessare di essere invisibili.

 

Pensare a percorsi di reinserimento sociale per chi vive in strada non può prescindere dall’essere in possesso di una residenza. Per questo la richiesta di assegnazione di un indirizzo di residenza rappresenta uno dei primi aspetti che operatori e volontari di Ronda Carità e Solidarietà Milano si trovano a gestire accompagnando nell’iter di acquisizione le persone seguite dall’Associazione.

 

 

Che cos’è la residenza fittizia?

La residenza fittizia è un indirizzo anagrafico attribuito alle persone che non dispongono di una dimora stabile. Può corrispondere ad una via realmente esistente oppure ad un indirizzo convenzionale individuato dal Comune.

 

Nonostante il termine “fittizia” possa evocare qualcosa di irregolare o non autentico, si tratta di uno strumento pienamente legittimo previsto dalla normativa italiana.
La residenza anagrafica rappresenta infatti una vera e propria chiave di accesso ai diritti di cittadinanza, ai servizi sanitari e al sistema di Welfare.

 

Quando una persona non dispone della residenza, le conseguenze possono essere molteplici e concatenate:
-    non si può ottenere o rinnovare la carta d’identità;
-    si incontrano ostacoli nell’utilizzo delle credenziali SPID e CIE;
-    non è possibile iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale;
-    non si può scegliere il Medico di Medicina Generale;
-    non si dispone di un recapito per la corrispondenza;
-    non è possibile accedere ai servizi socio-sanitari del territorio;


L’assenza di residenza rischia così di trasformare la persona in una presenza invisibile, esclusa da diritti fondamentali, forme di tutela e opportunità.

 

Chi può richiederla?

La residenza fittizia può essere richiesta da chi è privo di altri indirizzi di residenza attivi sul territorio, specie le persone senza dimora. Rientrano in questa condizione persone che:
-    vivono in strada o in spazi pubblici;
-    trovano riparo in strutture di accoglienza notturna;
-    abitano temporaneamente in alloggi o sistemazioni precarie;

 

Dal punto di vista giuridico, tutti i Comuni italiani sono tenuti a garantire la possibilità di iscrizione anagrafica alle persone senza dimora, previa verifica dei requisiti previsti dalla legge.
Nella pratica, tuttavia, l’accesso a questo diritto non è sempre semplice e possono emergere ostacoli burocratici o interpretazioni restrittive della normativa.

 

 

Il sistema ResidenzaMi a Milano

Nel Comune di Milano è attivo ResidenzaMi, nato dalla coprogettazione tra il Comune e gli enti del Terzo Settore e finanziato attraverso il Fondo Povertà. Il servizio consente alle persone senza dimora di richiedere gratuitamente la residenza fittizia attraverso sportelli territoriali presenti nei diversi Municipi cittadini. La richiesta può essere presentata presso il Centro Sammartini, in via Sammartini 120.

 

La residenza non è soltanto un dato amministrativo: è un diritto e rappresenta il riconoscimento formale dell’esistenza della persona all’interno della comunità.

 

Nell’operato quotidiano di Ronda la residenza rappresenta uno degli aspetti del lavoro con le persone in condizione di grave emarginazione.

Sostieni Ronda per promuovere il riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone più fragili.

 

Per approfondire il tema puoi consultare le seguenti pagine web:
Comune di Milano – ResidenzaMi
Casa della Carità – Sportelli ResidenzaMi
Avvocato di Strada – Guida pratica sulla residenza

 

Riferimenti normativi
Art. 2 Legge 1228/1954
Art. 47 Codice Civile
Circolare Ministero dell’Interno n. 19/2009